VETRI ROTTI

vetri rotti elena sofia ricci

VETRI ROTTI

Teatro del Popolo

martedì 6 febbraio
turno A – Oro


Roberto Toni per ErreTiTeatro30
VETRI ROTTI

di Arthur Miller
con Elena Sofia Ricci e GianMarco Tognazzi

regia Armando Pugliese


Brooklyn, novembre 1938. Sylvia Gellburg, ebrea, casalinga, viene improvvisamente colpita da un’inspiegabile paralisi agli arti inferiori. Il medico, Herry Hyman, suo coetaneo e conoscente, è convinto della natura psicosomatica del male e, al tempo stesso, è sentimentalmente attratto dalla donna, mentre il marito di Sylvia, Phillip, non riesce ad accettare quanto sta accadendo. Ben presto emerge che Sylvia è ossessionata dalle notizie delle persecuzioni contro gli ebrei in Germania. Sono gli echi della tristemente nota “notte dei cristalli”, ma forse l’angoscia della protagonista per quegli avvenimenti si somma ad altre fonti di frustrazione ed inquietudine. L’inconscio ha un ruolo rilevante in questa pièce di Miller.
Anche la paura, quella che nasce dalla consapevolezza della propria identità.
Un’identità, quella ebraica, che viene spesso percepita dagli ebrei stessi come una diversità intollerabile agli occhi degli altri (e forse persino ai propri occhi). Anche Gellburg, il protagonista di “Vetri Rotti” fatica a tollerare la propria identità; ma non è un superficiale come il Dottor Hyman, Gellburg possiede dentro di sé, proprio come la moglie, l’inconscia paura della diversità, quella che per l’appunto paralizza o, diventando conscia, uccide. Miller, trattando il tema immenso dell’Olocausto, torna pacatamente indietro alla ricerca delle proprie percezioni e sensazioni di allora, ambientando questa sua nuova commedia in una Brooklyn isolata e provinciale, soddisfatta della propria mediocrità.

“ Come si deve vivere?”
“Ti danno le carte coperte. Tu le prendi e le volti e cerchi di sfruttare al meglio la mano che ti è capitata. Che altro vuoi che ci sia, cara? Che altro può esserci?”
”Desiderare, immagino… di averle avute diverse…”