GIULIO CESARE

Giulio Cesare

GIULIO CESARE

Teatro del Popolo

martedì 23 gennaio
turno A – Oro


Teatro Stabile del Veneto
GIULIO CESARE

di William Shakespeare
traduzione di Sergio Perosa
con Michele Riondino
e Maria Grazia Mandruzzato, Stefano Scandaletti, Michele Maccagno, Silvia Costa, Margherita Mannino, Eleonora Panizzo, Pietro Quadrino, Riccardo Gamba, Raquel Gualtero, Beatrice Fedi, Andrea Fagarazzi

adattamento e regia Alex Rigola
spazio scenico Max Glaenzel
spazio sonoro Nao Albet


Giulio Cesare di Rigola è complesso: complesso per i molteplici livelli di lettura, per i segni di contemporaneità volutamente dispersi in tutta la messinscena (Obama, Hillary Clinton e l’immagine del piccolo Alan, il bambino curdo trovato morto, riverso sulla riva del Mediterraneo), per la destrutturazione dell’architettura originale del dramma. Troviamo i nostri attori intenti a ballare danze di guerra, con addosso enormi costumi da lupo: intenti a sbranarsi l’uno con l’altro, intenti a scrutarsi per vivere e fare morire. Tale inedita visione non deve, tuttavia, intimidire: nella messinscena diretta da Rigola, c’è tutto il Giulio Cesare che desideriamo. Attraverso riprese video e scenografie che possono disegnare nuovi mondi, assistiamo inerti al progetto di uccisione di Giulio Cesare, a quella alternanza dei fini che vuole giungere a quell’omicidio che cambia la storia. Nel veneto Giulio Cesare c’è la dialettica di Cassio e il suo senso d’onore violato, c’è la crisi esistenziale di Bruto, che sa minare l’essenza stessa del potere, c’è il momento del libero arbitrio, in cui decidere chi essere definitivamente. C’è Marco Antonio (Michele Riondino) e il suo celeberrimo discorso alla folla, rivolto proprio alla platea che, improvvisamente, sente di essere al centro di un foro romano.
Questo Giulio Cesare ha le caratteristiche di un teorema politico. Utilizzando le parole di Shakespeare pone interrogativi micidiali. Bruto e compagni uccidono Cesare per difendere l’idea di una democrazia che ai loro occhi è compromessa. E diventa inevitabile chiedersi se la democrazia può nascere dal sangue e se può essere esportata o imposta con le armi.

Giulio Cesare rappresenta le nostre “ragioni piene di buoni motivi”: fa vedere ciò su cui, solitamente, facciamo in fretta a chiudere gli occhi.